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Fare musica al Nido: servono competenze specifiche?

Molto spesso le educatrici si ritengono incompetenti e impreparate a strutturare attività musicali, in quanto nel loro percorso di formazione la “materia Musica” trova una blanda, se non addirittura inesistente, collocazione. Tuttavia per fare musica al nido non sono strettamente necessarie competenze di carattere tecnico-specialistico, ma piuttosto si rivelano utili una certa sensibilità, fantasia e abilità corporeo-sonora, qualità che possono essere quasi in ogni caso attivate, ri-attivate e arricchite.

Invitiamo allora l’educatrice a stilare un elenco di quello che “sa fare” dal punto di vista sonoro-corporeo, partendo dalle cose più semplici fino a quelle più specialistiche. Questa lista, una sorta di “inventario” delle competenze/esperienze sonoro-corporee, solitamente risulta molto più estesa di quanto si creda. Ecco a titolo d’esempio quello stilato da un gruppo di educatrici che aveva esordito dicendo: “Noi non sappiamo niente di musica!”:

  • suonare semplici strumenti musicali: tamburelli, cembali, maracas, campanelli, flauti;
  • suonare: piano, forte, lentamente, velocemente, staccando, legando;
  • riconoscere, imitare, tenere un ritmo semplice;
  • distinguere tra melodia e accompagnamento ritmico;
  • usare lo strumento sul corpo e/o nell’ambiente;
  • usare il corpo come uno strumento, usare i gesti-suono: battere i piedi, le mani; schioccare le dita, la lingua; sfregare le mani, sfregare con le mani il corpo; battere le mani sulle gambe, sul petto, ecc.;
  • usare la voce: fare suoni acuti e gravi, lunghi e brevi, cantare, recitare filastrocche;
  • muoversi e tenere un ritmo usando diversi tipi di passo: lungo, piccolo, strascicato; poggiando tutta la pianta, solo i talloni, solo la punta, ecc.;
  • muoversi e seguire la musica adottando diverse andature: saltare, strisciare, rotolare, andare a “papera”, “come ubriachi”, ecc.;
  • usare diverse qualità corporee e vocali: pesante, leggero, forzato, rilassato, ecc.;
  • suonare la chitarra, la fisarmonica.

(dal volume Fare Musica al Nido di Laura Facci)

20 pensieri su “Fare musica al Nido: servono competenze specifiche?

  1. Invito a riflettere su quanto questo articolo sminuisca il mazzo che si fanno gli educatori musicali nell’acquisizione di competenze più che specifiche atte a sviluppare l’attitudine musicale dei bambini. Ricordiamoci sempre che “se guardi al bambino come a una cosa piccola farai cose piccole per lui”.
    Un’insegnante di musica indignata

    1. Attenzione! Qui non si parla di portare avanti un progetto di didattica musicale, per cui ovviamente non si potrebbe prescindere da un esperto, ma di condurre semplici “esperienze sonoro-corporee” per le quali non sono strettamente necessarie competenze di carattere tecnico-specialistico. P.S. magari ogni nido (ogni scuola) avesse un educatore musicale!

      1. Certo, se l’educatrice ha svolto una pratica musicale da dilettante molto intensa può sicuramente essere una risorsa per il nido, ma se si ha a cura l’apprendimento musicale del bambino bisogna stare attenti a dire che non bisogna avere una formazione specifica. Mi viene da pensare allora che forse si sta strizzando l’occhio a tutte quelle persone che per arrangiarsi “imparano” a lavorare su internet. I formatori, quelli che fanno crescere la scuola e la società, invece studiano, hanno un bagaglio notevole di esperienza, e sanno benissimo cosa hanno da offrire al bambino.

        1. Siamo un ente formativo accreditato al Miur e sappiamo bene quanto sia importante la formazione. Se si legge attentamente l’articolo, non soffermandosi sul titolo che mira proprio ad aprire una discussione, si capisce che non si cerca in alcun modo di sminuire gli operatori musicali e la loro professionalità, ma si vuole invitare le educatrici che lavorano in asili nidi che non possono disporre di un esperto – e ahimè sono la maggior parte – a condurre semplici “esperienze sonoro-corporee” per le quali non sono strettamente necessarie competenze di carattere tecnico-specialistico. Si parla ovviamente di un livello basilare (non di progetti di didattica musicale), quello stesso livello per cui – spostandoci per esempio all’ambito artistico – le maestre del nido propongono attività quali disegnare, pitturare, modellare pur non avendo un titolo di studi in discipline artistiche…

          1. Non me ne vogliate, ma io l’articolo l’ho letto tre volte. “Tuttavia per fare musica al nido non sono strettamente necessarie competenze di carattere tecnico-specialistico, ma piuttosto si rivelano utili una certa sensibilità, fantasia e abilità corporeo-sonora, qualità che possono essere quasi in ogni caso attivate, ri-attivate e arricchite.”
            Se aveste voluto allora dire che il bagaglio di un insegnante può aprire la strada ad un percorso costruito da un esperto formato avreste dovuto scriverlo in un altro modo l’articolo.

          2. Proviamo ad uscire dal campo musicale: le educatrici del nido propongono semplici attività artistiche come disegnare e colorare pur non essendo illustratrici di professione… perché, in mancanza di altre possibilità quali l’intervento di un esperto esterno, non può essere così con la musica?

      2. a mio avviso l’educazione musicale può essere fatta a diversi livelli, uno è proprio lo sperimentare e il mettersi in gioco attraverso il corpo e gli oggetti. mi sembra che l’articolo si concentri su questo tipo di approccio senza additarlo come il migliore ma semplicemente invitando le maestre a sforzarsi un po’ di più per promuovere una elementare educazione al suono

    2. Secondo me l’intento dell’articolo è positivo e non mette in alcun modo a confronto l’operato di un’educatrice (che guidata e supportata da validi sussidi può proporre delle attività musicali semplici), rispetto a quello di uno specialista (che con la sua formazione riesce a condurre percorsi musicali più complessi e approfonditi). Educatrice e insegnante Aigam

  2. Trovo questo articolo estremamente fuorviante, per non dire sbagliato. Invece di promuovere percorsi formativi per i docenti si consiglia di fare quel che si può… non è certamente questa la strada giusta.

    1. Non era nostra intenzione sminuire il ruolo, la professionalità e il valore aggiunto degli esperti musicali. Siamo anche un ente formativo accreditato al Miur e da sempre cerchiamo di valorizzare l’insegnamento della musica, a tutti i livelli. Purtroppo in molte realtà le risorse per finanziare dei progetti con esperti esterni non ci sono. E allora cerchiamo di fornire consigli e materiali alle maestre, in modo che possano mettersi in gioco e attingere alle proprie competenze (e-ducere, appunto). Si parla di strutturare semplici attività (non progetti di didattica musicale) per avvicinare bambini fino a 36 mesi al suono, al ritmo… attività di livello basilare, attuabili all’interno del nido.

    2. Io personalmente non ci ho letto questo, non si dice che lo specialista in materia è inutile, si dice che un certo tipo di attività, non tutte quindi, possono essere realizzate anche dalle educatrici…

  3. Sono una di “quelle” insegnanti che opera nella Scuola per l’Infanzia e fa attività musicali senza avere competenze in materia come non ne ho in altri campi come la matematica e artistica, discipline che comunque faccio con i piccolini. Non svolgo laboratori che mirano a farti diventare Pitagora, Giotto o Mozart; sono di base e con lo scopo principe di far divertire i bambini avvicinandoli a tutte queste discipline che servono al proprio benessere psico/fisico. Anni fa acquistai il libro e mi ci sono trovata benissimo, non dico questo perché è stato utile a me ma lo scrivo perché sono i bambini che si divertono tantissimo. Vi dirò, forse ho intravisto qualche futuro Paganini :):):)
    Dato che ci sono, a quando un altro testo?

    1. Ritengo rischioso e scorretto far passare il messaggio che con i bambini piccoli sia sufficiente saper battere le mani, i piedi o agitare un tamburello per dire che si sta facendo musica. Quella è un’età in cui l’attitudine musicale è ai massimi livelli e non rivolgersi ad un esperto significa non coltivarla, anzi rischiare che decresca. Quello di cui parlate nell’articolo è intrattenimento, non è musica. Per coltivare il potenziale musicale dei bambini, affinché diventino adulti musicalmente competenti (e non necessariamente Mozart o Paganini come si dice in altri commenti) l’insegnante deve essere preparato, e tanto!!

      1. Citiamo dalla Presentazione del volume da cui è tratto l’articolo:
        …se consideriamo il fare musica al nido non come apprendimento di una “disciplina” bensì come uno spazio creativo in cui il “fare” semplice e quotidiano diventa, grazie al suono, un momento speciale di sperimentazione, scoperta e crescita, comprendiamo come per l’educatrice, più che competenze tecnico-specifiche, siano utili abilità comunicative, fantasia, creatività e sensibilità, qualità già presenti nell’indole dell’educatore o che possono essere in ogni caso attivate, ri-attivate e arricchite…

  4. Io lavoro in sezione primavera e mi è piaciuto molto il libro da cui è tratto l’articolo. Le attività sono guidate in tutto e per tutto e il CD contiene le musiche da utilizzare. Per quanto mi riguarda non posso che ringraziarvi!!

  5. Sono un’insegnante di musica 0-6 anni specializzata secondo la MLT di Gordon. Non ho letto il libro in questione ma mi basta l’articolo. È proprio questo pressapochismo che mi spaventa: “non sei competente nella materia, ma leggi questo libretto, vedrai che i bambini si divertono e tu hai fatto anche un po’ di intrattenimento musicale! Dai, sforzati!” In un nido dove insegnavo musica l’educatrice si ‘sforzava’ di suonare (senza esserne capace) una chitarra completamente scordata!
    Pare che ai bambini piacesse molto…

    1. Désirée quello che scrive in parte è vero. In questi anni di insegnamento sto cercando di coprire tutte le mie lacune in musica, matematica, artistica, cucina…con tanti corsi. Quelle citate sopra sono tutte attività che si fanno a scuola. Purtroppo non abbiamo la fortuna di avere un esperto che venga da noi, non dico solo musicale ma di qualsiasi altra materia.
      Oggi ci ritroviamo ad essere delle tuttologhe e non è semplice, mi creda, non è semplice ma ci sforziamo.
      Dobbiamo ogni giorno fare laboratori musicali senza essere degli esperti come lei; non conosco Gordon ma ho avuto modo di apprezzare la Prof.ssa Facci e le garantisco che nel libro non ci sono compitini o intrattenimenti musicali ma percorsi seri e mi fido della Casa Editrice perché in diversi corsi in cui ho partecipato ne ho sempre sentito parlare bene. Un consiglio che le posso dare è quello di leggere, studiare e sperimentare il libro (magari dandoci qualche consiglio) poi scrivere commenti.
      Grazie.
      Eugenia
      “la sgrammaticata senza master alle spalle ma umile ed educata.”

  6. Questo articolo poteva chiamarsi “come condurre semplici esperienze sonoro-corporee al nido quando non sono presenti progetti di didattica musicale”. Forse il titolo è da rivedere, altrimenti sembra sia fatto apposta per attirare l’attenzione degli insegnanti specializzati.
    Un consiglio di una Musicista ed educatrice. Buona musica!

    1. Grazie mille per il suggerimento, titolo un po’ lungo ma centrato 🙂

  7. Gentile Désirée,
    Io sono una di quelle insegnanti senza certificazione musicale ma che studiano, si aggiornano, si formano (anche grazie ai corsi di Progetti Sonori che ritengo validissimi). Sforzarsi non significa fare quel che si può a prescindere dal risultato; significa uscire dal luogo comune per cui l’attività musicale sia riservata solo agli esperti. Va da sé che non si debba improvvisare – sussidi come il volume in questione servono proprio a questo – ma qualsiasi educatrice coscienziosa si guarderebbe bene dal farlo.
    Mi creda: insegnanti inadeguati purtroppo capita di incontrarli anche tra i plurititolati!

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