Descrizione
Il volume contiene gli Atti del convegno “Il suono materia prima per inventare. Improvvisare nell’educazione e nella formazione musicale”, svoltosi a Catania dal 9 all’11 dicembre 2024. Promosso dal Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania, su proposta del Dipartimento di Didattica della Musica e in collaborazione con il Centro Studi Maurizio Di Benedetto e Musicheria.net, il convegno ha rappresentato un punto di riferimento per studiosi, docenti, educatori e musicisti attenti al tema dell’improvvisazione come strumento pedagogico.
I ventisei interventi sono organizzati in tre sezioni tematiche:
- “Punti di ascolto”, con riflessioni di respiro filosofico e musicologico sull’improvvisazione come linguaggio e pratica estetica;
- “Improvvisazione, pedagogia e didattica di base”, dove il focus si sposta sull’applicazione concreta dell’improvvisazione nei contesti scolastici e formativi;
- “Improvvisazione e formazione artistico-musicale”, che esplora le potenzialità dell’improvvisazione nella didattica strumentale e vocale nei conservatori e nelle scuole a indirizzo musicale.
Un testo ricco e multidisciplinare, pensato per chi si occupa di educazione musicale, dall’infanzia al conservatorio, e per tutti coloro che intendono valorizzare la creatività e l’espressività nei percorsi di apprendimento musicale.
Un’occasione per ripensare il ruolo del suono e dell’invenzione musicale nei processi educativi contemporanei.
Il volume è corredato di file audio e video scaricabili tramite QR code.






Progetti Sonori Redazione –
Riportiamo di seguito la recensione di Antonio Pio Ciaramella pubblicata su: https://www.musicadomani.it/libri/improvvisare-nelleducazione-e-nella-formazione-musicale/
A CHI SI RIVOLGE
Il testo si rivolge a tutti coloro i quali intendono approfondire l’ambito dell’improvvisazione musicale, offrendo un notevole bagaglio di spunti progettuali e di riflessione e una vastissima bibliografia, utile per ulteriori approfondimenti circa tale pratica.
Le numerose attività didattiche e i progetti laboratoriali proposti, realizzati perlopiù per scopi formativi, sono altamente consigliati ai docenti di musica di ogni ordine e grado che si prefiggono di porre al centro del processo di apprendimento la creatività dei loro discenti. Ciononostante, sono certo che anche musicisti, performer, artisti e studenti dell’alta formazione artistica e musicale potrebbero trarne ispirazione.
Il volume avrebbe potuto essere sollecitazione di grande supporto per chi ha redatto le nuove Indicazioni nazionali per le discipline musicali, troppo orientate verso la mera riproduzione sterile della musica scritta, basata sul sistema di notazione tradizionale occidentale e poco propensa alla formazione di individui autonomi, creativi e liberi, capaci di interpretare e modellare la società contemporanea.
MOTIVI DI INTERESSE
La collana di Progetti Sonori e del Centro Studi Maurizio Di Benedetto costituisce una fonte preziosa di prospettive pedagogiche innovative e di proposte di attività didattiche orientate a sviluppare la creatività dei discenti, pronte all’uso o che possono ispirare nuove progettazioni. Una serie di pubblicazioni per tutti quei docenti di musica convinti che, incentivando i più giovani a inventare, si possa contribuire allo sviluppo del loro pensiero critico e al coraggio di affermarlo.
Il volume si inserisce in questa collana e propone ventisei contributi di studiosi del campo filosofico-musicale, pedagogisti e docenti-ricercatori di vari ordini e gradi, e musicisti. Si tratta della raccolta degli atti del convegno Il suono materia prima per inventare, promosso dal Conservatorio di Catania nel dicembre 2024 e frutto della collaborazione tra il dipartimento di Didattica della musica e il Centro Studi Maurizio Di Benedetto.
La collettanea è la dimostrazione più recente del valore didattico della prassi dell’improvvisazione a scuola e dell’importanza di dare luogo a esperienze che stimolino la creatività delle persone.
La prima sezione (Punti di ascolto) si apre con un intervento di Alessandro Bertinetto incentrato «sull’idea che l’improvvisazione, proprio in quanto giocare libero, ma con giudizio, costituisca una risorsa preziosa per l’educazione estetica» (p. 17). Successivamente Michela Garda riporta alcune riflessioni sulla relazione tra creazione-tempo e creazione-controllo al fine di distinguere e connotare le pratiche musicali interpretative e improvvisative. Segue un contributo di Daniele Goldoni che indaga sul significato delle connessioni che si creano tra i musicisti che improvvisano. Alessandro Sbordoni, invece, espone le principali caratteristiche della prassi improvvisativa del “Comporre dialogante” illustrando il concetto di immediatezza nella concezione di Franco Evangelisti. Stefano Zorzanello propone una prospettiva in cui improvvisazione, composizione ed esecuzione dialoghino maggiormente tra loro nell’educazione musicale, invitando metaforicamente la “compagna” Improvvisazione a tornare a scuola e a dialogare con Composizione e Esecuzione.
L’intervento di Mario Piatti, che apre la seconda sezione (Improvvisare, pedagogia e didattica di base), è un’esortazione, a mio avviso necessaria, a insistere, nel processo di formazione dei più giovani, sulla pratica dell’invenzione artistica più che sulla padronanza di un sistema di letto-scrittura musicale e sulla riproduzione di opere che da lì ne consegue. Eleonora Zorzi e Mirio Cosottini, da angolazioni differenti, forniscono riflessioni sulla funzione del silenzio in musica nella scuola di base. Marina Leonardi delinea alcune funzioni dell’improvvisazione a scuola; interessante è la visione della progettazione didattica da parte dell’insegnante non come un «percorso lineare e predeterminato, bensì come un’interazione dinamica tra la pianificazione iniziale e l’emergere di imprevisti» (p. 104). Maria Grazia Bellia riflette su quanto l’imprevisto e l’errore siano una risorsa pedagogica inestimabile e auspica una «scuola del futuro capace di trasformare ogni imprevisto in un’opportunità e ogni errore in una lezione al fine di formare persone capaci di vivere in un mondo complesso e in continua evoluzione» (p. 116). Francesco Villa riporta una sua esperienza diretta come docente di didattica dell’improvvisazione presso il Conservatorio di Brescia, mentre Enrico Strobino suggerisce modalità di progettazione didattica che si fondino su esperienze di invenzione “ecotonali”, in cui possano coesistere sia il prevedibile che l’imprevedibile. Maurizio Vitali affronta la Soundscape Improvisation, cercando di identificare i punti in comune tra una didattica dell’improvvisazione e una didattica del paesaggio sonoro. I brevi video da lui riportati sono davvero suggestivi e di grande ispirazione per tutti i docenti di musica. La sezione si chiude con due interventi, il primo di Maria Luisa D’Alessandro e il secondo di Francesco Galtieri e Ciro Paduano, che delineano come, nei metodi storici Dalcroze e Orff-Schulwerk, la pratica dell’improvvisazione fosse uno strumento pedagogico già ampiamente diffuso e utilizzato.
La terza sezione (Improvvisazione e formazione artistico-musicale) è ricchissima di interventi da parte di docenti delle SMIM e dei conservatori, che descrivono esperienze dirette incentrate sulla pratica dell’improvvisazione come strumento didattico. Ognuno di essi offre interessanti proposte che possono essere approfondite e rimodellate sulla base delle singole esigenze e dei contesti in cui si insegna. L’intervento di Mariateresa Lietti è quello che mi spinge maggiormente a interrogarmi sul mio operare nella scuola come docente di strumento nelle SMIM e su cosa potrei fare per migliorare il mio rapporto con l’apprendimento dei miei studenti. Il contributo, che consiglio di leggere a chiunque operi nelle scuole, si fonda su riflessioni che ruotano intorno ad alcune parole chiave, quali passione, curiosità, unitarietà, motivazione, esperienza, accoglienza, cura e tempo. Tali prospettive, pur essendo pienamente condivisibili, spesso nella scuola trovano l’ostacolo di una progettazione finalizzata alla padronanza del sistema di notazione tradizionale occidentale e al concerto di Natale e di fine anno da realizzare.
Per chiudere, non rimane che citare il motto di Gianni Rodari che fa da cornice alla collana di Pedagogia dell’invenzione musicale e che sintetizza con esemplare chiarezza quali ne siano gli intenti: «Se vogliamo insegnare a pensare dobbiamo prima insegnare ad inventare» (p. 1).