Ieri sera il Maestro Ezio Bosso, pianista e direttore d’orchestra ed ex bassista del gruppo ska torinese Statuto, ha letteralmente incantato il pubblico dell’Ariston. E ancor prima di mettersi al pianoforte.
Per tutti coloro che si fossero persi la sua toccante intervista riproponiamo alcune sue parole, anche se leggerle non è come vederle pronunciare da lui, tra sorrisi genuini ed espressioni di stupore e gratitudine.

La musica siamo noi. La musica è una fortuna che condividiamo che ci è arrivata. Noi mettiamo le mani, ma la musica insegna la cosa più importante che esista: ascoltare. La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi. La musica è soprattutto, come diceva il grande Maestro Claudio Abbado, la nostra vera terapia.

E a dirlo è un uomo che da 5 anni deve fare i conti con una malattia degenerativa, una malattia che tuttavia sembra svanire nel momento in cui le sue mani si spostano sulla tastiera e traducono in note la grandezza d’animo del Maestro, dimostrando nel concreto come l’arte della musica aiuti a superare qualsiasi limite.

ezio_bosso_sanremo (2)L’esecuzione della sua composizione “Following a Bird”, un’esibizione soave, sublime, è introdotta da una riflessione sull’importanza di perdersi per imparare a seguire. Concetti semplici eppure così profondi, espressi con un po’ di difficoltà ma trovando sempre il modo di sdrammatizzare – e l’ironia è un’altra preziosa virtù. Ad ogni modo non è la fatica che si nota, ma la forza dirompente con cui i suoi pensieri prendono voce, dalla bocca come dalle mani.

E prima della standing ovation finale il Maestro ci saluta così:

La musica è come la vita, si può fare in un solo modo, insieme.

Davvero una bella lezione, di musica e di vita.