Descrizione
A scuola, oltre a cantare, suonare, muoversi con musiche già esistenti, è possibile anche inventarne di proprie, ed è possibile farlo anche attraverso un’azione istantanea, giocata nel momento presente, che chiamiamo improvvisazione.
Il libro descrive proprio l’improvvisare con i suoni a scuola e lo fa attraverso la presentazione di un’attività ampiamente documentata e della riflessione attenta di ragazzi e ragazze che, insieme al loro insegnante, attraversano questa avventura, trovandosi a visitare territori inattesi dell’educazione musicale.
Video, audio ed elaborati informatici arricchiscono il percorso di lettura, che si fa naturalmente multimediale, mentre incontra i temi dell’espressione individuale, della relazione duale e collettiva coi suoni e della creazione di piccole comunità di ascolto. L’analisi dell’improvvisazione musicale affrontata con sensibilità e intelligenza, avvicina la riflessione degli studenti al dibattito filosofico e musicologico contemporaneo, evidenziando le potenzialità di un approccio metodologico che affianca all’idea della trasmissione quella della co-costruzione dei saperi, secondo una concezione dinamica di cultura che risuona qui anche delle competenze in formazione di ragazzi che si ascoltano.
Il libro è disponibile in due versioni: con DVD-DATI allegato e con risorse digitali (fruibili in streaming tramite App Progetti Sonori).








Progetti Sonori Redazione –
Riportiamo di seguito la recensione di François Delalande pubblicata su Musicheria.net:
«L’impressione al termine della lettura di “Ragazzi che si ascoltano. Improvvisare con i suoni nella scuola di base” di Maurizio Vitali, è di essere di fronte ad un libro molto bello, utile e con una documentazione veramente ampia.
Ci interessa collocare questo libro nel possibile programma generale di una pedagogia dell’invenzione musicale.
La parola “invenzione” è stata scelta con cura e va a coprire le diverse fasi dell’educazione al suono e alla musica, dall’esplorazione nel nido fino alla composizione individuale e collettiva che è possibile realizzare in classe, anche attraverso il computer.
L’esplorazione negli asili nido, grazie al lavoro che abbiamo svolto insieme al CSMDB a Lecco all’inizio degli anni 2000, è ben documentata e approfonditamente presentata nel libro “La nascita della musica. Esplorazioni sonore dalla prima infanzia” [1]. Questa ricerca è stata successivamente estesa anche attraverso lo studio riguardante “Il dialogo sonoro”, svolto sempre da Maurizio Vitali [2].
Conosciamo poi bene la forma che l’invenzione musicale assume nella scuola dell’infanzia, grazie all’esperienza di Monique Frapat e ai video girati da suo figlio Laurent [3].
Ovviamente ci aspettavamo che l’esplorazione potesse svilupparsi già dalle scuole elementari, in particolare attraverso l’improvvisazione musicale, ma non solo non avevamo alcuna documentazione o registrazione video minimamente strutturata che potesse supportare questa aspettativa, non sapevamo neanche bene come avremmo potuto praticare l’improvvisazione musicale proprio a partire da quell’età. Il libro “Ragazzi che si ascoltano” va a riempire questo vuoto, contribuendo alla costruzione di una visione più ampia della pedagogia dell’invenzione musicale nei primi anni di scuola. Anche Emanuele Pappalardo, nella sua ricerca sulla composizione individuale al computer, ci ha lasciato un’altra documentazione importante in questa stessa direzione [4].
Potremmo quindi affermare che ciò che oggi sembra ancora mancare è lo studio svolto in classe della composizione di gruppo sui corpi sonori, sulla voce o sugli strumenti. Personalmente avevo raccolto due registrazioni audio, commentate nel mio volume “La musica è un gioco da bambini”, ma è davvero poco rispetto a quello di cui avremmo bisogno[5].
Il libro di Maurizio Vitali presenta un modello di “ricerca-azione” documentata con estremo dettaglio, con i suoi numerosi video in formato MP4 e gli esempi audio in MP3, che potranno sicuramente essere utilizzati da chi, come me, sarà interessato ad acquisire esempi per il proprio lavoro di ricerca, formazione o divulgazione.
Apprezzabile è poi l’impostazione autobiografica, evidente subito dalle prime pagine del libro, che riconnette una ricerca personale all’esperienza di essere insegnante di musica nella scuola di base da oltre 30 anni, diventando essa stessa oggetto di analisi. Chiaro in questo senso l’impianto metodologico che emerge e che consente al lettore d’identificare un modo preciso di lavorare a scuola con i ragazzi, che non impedisce di rimanere comunque stupiti di fronte alla finezza delle osservazioni degli studenti nella loro ricerca sui suoni e sui gesti.
I tre livelli di improvvisazione proposti: “suono”; “tu suoni con me”; “suoniamo insieme”, risultano efficaci, proprio in quanto evidenziano forme diverse d’improvvisazione, che diventa utile poter analizzare separatamente. Anche gli indicatori elaborati dall’insegnante insieme ai ragazzi per la costruzione delle griglie di valutazione risultano efficaci, già dai primi quattro declinati per descrivere i lavori individuali.
Il modello di didattica dell’improvvisazione presentato, nel suo decorso: fare – analizzare (insieme) – rifare, riconnette continuamente l’analisi collettiva di quanto fatto con la prassi, in particolare attraverso la valorizzazione delle registrazioni audio o video, e costituisce un passo importante nello sviluppo di una metodologia della didattica dell’invenzione musicale.
Anche l’evidente riconoscimento di altre ricerche, quali quelle promosse da Emanuele Pappalardo a cui sopra si faceva riferimento, fanno cogliere il senso di un processo consapevole e orientato verso una meta comune[6]. Nel libro di Maurizio Vitali vengono presentate per esempio delle composizioni elettroacustiche utilizzate come un mezzo per migliorare la competenza dell’organizzazione del suono che interessa l’improvvisazione. Ciò ha consentito ai ragazzi di concentrarsi sull’analisi della retorica nella gestione delle transizioni (introdurre, sviluppare, frammentare, ritmare, concludere) che caratterizzano in modo importante tutta l’invenzione musicale e la composizione più in generale. Alcune improvvisazioni, in particolare nei dialoghi a due, risultano vere e proprie composizioni improvvisate, come nel caso della performance di Ryan e Mirko.
Il libro affronta anche l’importante questione del valore estetico che queste produzioni rivestono, dove le dimensioni che vengono proposte: meraviglia, sorpresa, attesa, concentrazione, emozione” sembrano giuste rispetto all’età e al contesto in cui si sono realizzate.
Per concludere un elemento di effettivo stupore è stato il cogliere un’atmosfera di calma diffusa e di qualità dell’ascolto, anche all’interno di improvvisazioni collettive come il “Bosco sonoro”. Uno spazio ampio, un numero piuttosto elevato di strumentisti e strumenti hanno generato paesaggi
sonori molto dolci ed è qui che è emerso un altro obiettivo essenziale evidenziato dalla ricerca: la qualità della relazione sociale tra i ragazzi. Non possiamo immaginare niente di meglio di questa forma di improvvisazione collettiva per favorire l’ascolto reciproco, magari anche in una classe un
po’ turbolenta e conflittuale. Si comprende così pienamente il senso della scelta del titolo, “Ragazzi che si ascoltano”: il fatto che degli adolescenti riescano ad ascoltarsi in un rapporto così rispettoso tra loro è sicuramente un obiettivo molto importante da raggiungere, sia in classe che fuori, nella vita e per la società».
[1] Delalande F. (a cura di) [2009], La nascita della musica. Esplorazioni sonore nella prima infanzia, FrancoAngeli, Milano.
[2] Vitali M. [2018], Suoni con me. Il dialogo sonoro dalla prima infanzia, FranAngeli, Milano.
[3] Monique Frapat è conosciuta in Italia, in particolare per il libro: Frapat M. [1994], L’invenzione musicale nella scuola dell’infanzia (a cura di Mazzoli F.), Junior, Bergamo. I video, di Lorent Frapat, insieme ad un ricordo della figura di Monique, sono disponibili su Musicheria.net, raccolti nel redazionale, L’insegnamento di Monique Frapat.
[4] Pappalardo E. [2019], Composizione analisi musicale e tecnologia nella scuola primaria. I bambini compongono, raccontano, analizzano, riflettono, ETS, Pisa.
[5] Delalande F. [2001], La musica è un gioco da bambini (a cura di Disoteo M.), FrancoAngeli, cfr. Osservazione 20, p. 173.
[6] Oltre al volume già citato è certamente orientata nella stessa direzione la ricerca da cui il libro di Pappalardo E. [2023], Composizione e analisi nelle prime fasi di studio dello strumento musicale. Aspetti cognitivi, creativi, affettivi e relazionali, ETS, Pisa., nonché i primi due volumi della Collana LaPIM (Laboratorio di Pedagogia dell’invenzione Musicale), che pur non essendo propriamente lavori di ricerca-azione sono densi di riferimenti metodologici e di esempi registrati a scuola: Strobino E. [2022], Il suono l’istante l’avventura. Educazione musicale e improvvisazione, e Strobino E. Vitali M. [2023], Il paesaggio sonoro come teatro educativo. Ecologia-Etica-Estetica, Progetti Sonori, Mercatello sul Metauro.
Progetti Sonori Redazione –
Riportiamo di seguito la recensione di Roberto Barbanti pubblicata su musicadomani.it:
A CHI SI RIVOLGE
La questione dell’improvvisazione e di nuove pratiche d’ascolto è al centro del libro di Maurizio Vitali – docente, ricercatore, formatore in ambito pedagogico, didattico-musicale e musicoterapeutico con un’esperienza pluridecennale d’insegnamento e di ricerca in contesti scolastici e istituzionali diversi e a livelli molteplici: dalla prima infanzia alla scuola di base, fino agli adulti. Vitali, che appartiene a quella importante scuola di ricerca che si è costituita al DAMS di Bologna attorno a Gino Stefani, ha fondato e dirige il Centro Studi Maurizio Di Benedetto (CSMDB) di Lecco, un’associazione che ha riunito numerosi ricercatori-trici e pedagoghi-e di alto livello costruendo reti di cooperazione nazionali e internazionali. Il CSMDB ha come fine statutario quello di «promuovere e diffondere la conoscenza in campo musicale ed educativo, in prospettiva di un intervento sociale attento alle problematiche della prevenzione, dell’animazione e della solidarietà» (cfr. http://www.musicheria.net/chi-siamo/) ed è proprio in questo ambito etico-teorico-pragmatico che il libro si colloca e ne è significativa espressione. Si rivolge dunque in primo luogo a tutte le persone (insegnanti, musicisti, ricercatori-trici) che si occupano di didattica e teoria dell’improvvisazione e dell’ascolto, ma sarà anche un riferimento sicuro e un utile strumento di lavoro per quanti sono impegnati nella ricerca pedagogica e nell’insegnamento al di là dell’ambito puramente musicale.
MOTIVI D’INTERESSE
La struttura del libro, nello svolgersi degli otto capitoli, riattualizza il modello operativo che Gino Stefani ha proposto negli anni ’80-90 del secolo scorso come metodo e finalità della ricerca. Questo modello si basa sull’esperienza diretta e sulla ricerca che viene concepita, nella sua massima essenzialità, «come il percorso conoscitivo che un soggetto svolge in un dato campo con un obiettivo» (p. 32). Si tratta dunque di un modello che va dalle pratiche vissute alla teoria. La nozione chiave, in effetti, è quella di esperienza, vale a dire quel tipo di conoscenza diretta della realtà che si dispiega nel tempo attraverso i sensi.
Frutto e resoconto di un’attività d’insegnamento pluriennale, il testo è dunque un crescendo esperienziale che si costruisce in un processo autopoietico di formazione e sperimentazione del quale una costante e meticolosa documentazione audio-video, strutturalmente costitutiva del processo stesso, offre al lettore un indispensabile strumento di lettura. Un ruolo particolare, in effetti, è assunto dalle tecnologie multimediali (ampiamente presenti nel libro attraverso risorse digitali) che non solo hanno assolto «la centralità della funzione documentativa» (p. 221), ma sono divenute «un vero e proprio dispositivo pedagogico in sé, potente ed efficace» (p. 221) poiché «l’esperienza del riascolto e di un’osservazione a distanza» (p. 222) ha contribuito in maniera decisiva sia alla continuità pedagogica, sia al suo costituirsi in quanto pratica e riflessione comune. Ben fa dunque Vitali a proporci di seguire via via la lettura del testo con la presa di conoscenza dei documenti audio-video che questo offre. Si scoprono così nel loro divenire le qualità improvvisative e d’ascolto di tutti questi ragazzi-e, le cui attività sono veramente significative per originalità e immaginazione, ma anche (lo devo dire per onestà intellettuale) quasi commoventi per intensità e coscienziosità.
Come sintetizzato dal bel titolo, la pratica dell’improvvisazione è una via maestra per introdurre i discenti non soltanto ai suoni e alla loro sperimentazione, ma anche all’ascolto. In realtà è proprio l’ascolto a essere al centro del processo educativo e in questo senso il libro ha una portata pedagogica generale che oltrepassa i soli aspetti musicali. Ascolto come pratica d’immersione e di decodifica della realtà nel suo darsi e farsi relazionale, così come prassi esistenziale di crescita personale nel divenire comune.
Il libro sviluppa dunque una metodologia originale di grande interesse. Questa, che viene progressivamente tematizzata e teorizzata dall’autore insieme ai ragazzi, sfocia in una vera e propria costruzione di un sistema teorico complesso. Vitali lo definisce l’«ecosistema dell’invenzione musicale a scuola» laddove «esplorazione, improvvisazione, estemporizzazione, composizione» si concatenano e interagiscono divenendo e invitando «a un vero cambiamento paradigmatico in campo educativo» (p. 255).
In tale processo pedagogico-teorico, l’autore non solo rinnova la proposta di Gino Stefani, ma fa riecheggiare con maestria quel ricchissimo arcipelago di studi che hanno animato pedagogia, musica e ricerca nell’ultimo secolo. I riferimenti teorici soggiacenti alla prassi del Vitali sono infatti numerosissimi (più di 180 titoli citati in bibliografia) e si situano ben oltre la sola riflessione sulle pratiche improvvisative e musicali in un approccio al contempo disciplinare, multi e trans-disciplinare.
Un interesse particolare del libro è quello di rompere con alcune idee comuni (“a scuola non bisogna improvvisare”), così come con certe posizioni oscurantiste riemergenti, fautrici di una violenza simbolica contraria a ogni processo educativo: verticalità della conoscenza, competizione selettiva, spirito d’uniforme e di una nuda autorità fine a sé stessa.
Un testo piacevole alla lettura e profondo nei contenuti frutto di un lavoro tenace e appassionato che ci di-mostra quanto può essere entusiasmante improvvisare e ascoltare insieme e i risultati eccellenti che una pedagogia così concepita e praticata può apportare. Quanti sono interessati alle tematiche dell’improvvisazione e dell’ascolto, intese anche nella loro portata emancipatrice e critica, troveranno in questo bel libro una concretizzazione di quel progetto pedagogico generale, semplice e rivoluzionario, proposto da Ivan Illich nel 1971: «Una vera e propria educazione che ti prepara alla vita nella vita, che ti dà il gusto di inventare e sperimentare»[1].
[1] La citazione, proviene dalla quarta di copertina del testo IVAN ILLICH, Une société sans école, Points Essais, Paris 2015 (ed. Italiana Descolarizzare la società, Milano, Mondadori, Milano 1972).